10 Aprile, 2020

Tutta la Lombardia diventa “zona rossa”: non si potrà né entrare né uscire

Tutta la Lombardia diventa “zona rossa”: non si potrà né entrare né uscire

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Tutta la Lombardia diventa “zona rossa” e lo sarà fino al 3 aprile 2020. La notizia è arrivata nella serata di sabato 7 marzo 2020. Sono state definite, infatti, le nuove misure nazionali di contenimento dell’emergenza legata al Covid-19, il Coronavirus. 

Non c’è ancora la certezza ufficiale, ma le indicazioni delle autorità sanitarie nazionali sono chiare. Nell’articolo 1 della bozza del nuovo decreto del governo, comparso in diverse anticipazioni, che dovrebbe essere varato nelle prossime ore, compare il divieto di ingresso e di uscita dalla Lombardia e da altre 11 province, e l’estensione delle zone controllate a Piemonte ed Emilia-Romagna.

Nel dettaglio, le province diventate “zona rossa”, oltre a quelle lombarde, sono le seguenti: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria.

Si tratta di una misura che era stata paventata nelle scorse ore, ma anche smentita da più fonti: anche i vertici dell’Istituto Superiore di Sanità avevano confermato che era allo studio la possibilità di creare altre zone rosse, oltre ai dieci Comuni del Lodigiano e a un Comune del Veneto, ma non di rendere l’intera Lombardia una zona rossa. 

Lombardia zona rossa, come funziona: divieti e chiusure

Ma come funzionerà la zona rossa della Lombardia? Vi si potrà entrare ed uscire soltanto per gravi ed indifferibili motivi, di famiglia, personali e di lavoro, evitando anche ogni spostamento all’interno della Lombardia stessa. Le scuole saranno chiuse, le attività sciiistiche sospese così come gli eventi pubblici. Saranno chiusi i musei, le palestre, i teatri, le piscine e altro ancora. Potranno invece rimanere aperti i bar, i ristoranti e le attività commerciali, ma solo a patto di riuscire a fare rispettare la distanza di almeno un metro tra una persona e l’altra. Le grandi strutture di vendita e i centri commerciali, nei weekend, dovranno essere chiusi.

A coloro che hanno sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5 gradi centigradi) è “fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio”, limitando al massimo i contatti sociali e contattando il proprio medico curante.

Al pronto soccorso gli accompagnatori dei pazienti non potranno sostare in sala di attesa, salvo specifiche indicazioni. Nelle strutture a lunga degenza (comprese le Rsa, anche per non autosufficienti), l’accesso di parenti e visitatori è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione.

Dall’assessore al welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, sabato era arrivato un appello esplicito ai lombardi a non uscire di casa, evitare gli assembramenti e attivare il “distanziamento sociale”.

Coronavirus in Lombardia, i dati aggiornati a sabato 7 marzo 2020

Sono 3.420 i casi positivi al test di Coronavirus in Lombardia nella giornata di sabato 7 marzo, con un incremento notevole rispetto al giorno prima dovuto a un “blocco” di 300 tamponi positivi da Brescia che non erano ancora stati processati. I deceduti sono 154 contro 135 del 6 marzo, tutti con un quadro già compromesso e anziani. I dimessi sono 524, quelli in isolamento a domicilio 722, quelli in terapia intensiva 359 (più 50 rispetto al 6 marzo). I tamponi effettuati sono 15.778, i ricoverati non in terapia intensiva 1.661.“

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